Mai come in questo momento storico dell’esistenza umana la vita ci chiama ad essere presenti in ogni scelta e in ogni azione.
Abbiamo compreso di non essere semplici osservatori di ciò che si manifesta nella nostra realtà ma di essere dei “partecipanti” alla creazione del “Tutto”.
Ogni scelta umana è una creazione con e per l’Universo intero, compresa ogni nostra realtà.
E nulla di più concreto, di più intimo e di più alchemico dell’alimentazione ci pone ripetutamente e quotidianamente davanti a questa con-creazione.
In che modo scegliamo e introduciamo nel corpo un cibo “che pulsa di una sua sostanza” e che diventerà il nostro sangue, la nostra mente e il nostro spirito, il nostro e l’altrui Universo, “il campo”?
I “Maestri” del nostro passato non conoscevano la chimica attuale ma, i Testi Sacri ci indicano quale sia l’importanza che il cibo ha nella pratica della ricerca spirituale, avvicinandosi in maniera prepotente a ciò che Max Planck (premio Nobel per la fisica nel 1918) ci ha rivelato con la “legge dei quanti”.
Ogni alimento contiene in sé dei principi chimici e delle sostanze che inducono, attraverso la loro assunzione, ad una trasformazione cellulare che si ripercuote nel comportamento, nel pensiero, nello spirito e nella salute dell’essere umano nella sua totalità.
Come possiamo tradurre in pratica, per i giorni nostri, per la nostra quotidianità tutto questo discorso che potrebbe apparire astratto?
Prima di tutto per poter comprendere quale sia, in un preciso momento, il cibo più adatto per noi, occorre essere totalmente presenti nel corpo.
Il corpo è saggio e sa esattamente quale sia la reale necessità alimentare. Sa esattamente come vuole essere nutrito per perpetuare la vita.
Per esempio: possiamo avere un’ idea, un desiderio di cibo dettati da un pensiero, un ricordo o un emozione ma poi, dopo aver mangiato, constatare che il corpo non lo ha accettato.
Scopriremo che in questo modo il corpo sceglierà una sola tipologia di cibo e non svariate e diverse sostanze; inoltre sentirà immediatamente il punto di sazietà e di soddisfazione che avverrà a tutti i livelli.
Sarà semplice riconoscere un cibo "vivo" da uno “morto”, un cibo “ integro” da uno “impoverito”, un cibo “semplice” da uno “sofisticato”….
Interrogando il nostro corpo e ascoltando il desiderio che il corpo stesso manifesta in quel preciso momento, potremo nutrire la mente e l'anima in totale armonia con la parte corporale.
Questa modalità di “connessione” in primis con noi stessi e successivamente, sia come qualità che come quantità, col cibo che diventerà di lì a poco il “nostro essere “ nella totalità di corpo, mente e spirito, porta enormi benefici a tutto l'universo proprio perché, così facendo, l'essere umano ne diventa intenzionalmente partecipatore.
A questa presa di coscienza consegue una presa in carico della propria vita e del proprio benessere che non viene più demandato a terapeuti e/o a specialisti, ma viene vissuto con la scelta di responsabilità.
Un detto rabbinico cita:“Prima di mangiare e bere, l’uomo ha due cuori, dopo aver mangiato e bevuto non ne ha che uno”.
Tratto da "La scelta alimentare, un rituale d'amore" di Maria Gabriella Santolisier (Naturopatia, iridologia, ricerche in alimentazione - kiethilonatura@tiscali.it)
Fonte: Scienza e Conoscenza